Ricerca tra gli abissi per connettere il mondo

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papaleo3Multinazionali che strizzano l’occhio ai catanesi per corteggiare idee innovative, frutto di ricerche sperimentali e anni di studio multidisciplinare. E per una volta non parliamo di cervelli d’esportazione in cerca di nuove frontiere professionali, ma di progetti incubati sotto il Vulcano che trovano terreno fertile sotto il sole di Sicilia.

Riccardo Papaleo, ingegnere elettronico di 45 anni non ha dubbi, “anche qui si può coltivare l’ingegno”, senza volare altrove cercando nuove vette occupazionali da scalare. Lui è un tecnologo che, con un master in microelettronica tra i banchi della Scuola Superiore di Catania, nel 1998 ha fatto ingresso nei laboratori del Sud dell’Istituto nazionale di Fisica Nucleare: “Ho coordinato il progetto Nemo – racconta – e successivamente, come project manager, ho curato l’infrastruttura di ricerca KM3NeT Italia, che mira alla realizzazione del primo blocco del telescopio sottomarino per la rivelazione di neutrini astrofisici di alta energia, ancora in fase di costruzione al largo di Portopalo di Capo Passero”. Ma la sua più recente storia lavorativa è legata alla società Dstec, da lui fondata per brevettare il connettore H2O-E, “che permette di effettuare connessioni elettriche tra cavi sino a 4.000 metri di profondità”, utilizzando l’acqua come ambiente di collegamento e ribaltando gli schemi tradizionali sino ad oggi utilizzati dai principali produttori, che allontanano l’acqua per evitare fenomeni di scarica o di cortocircuito.

Uno spin-off nato nel 2013 all’interno dell’Infn, che vede Papaleo in prima linea insieme ai colleghi Giorgio Cacopardo (classe 1975 ed esperto nel settore della progettazione di sistemi per applicazioni sottomarine a profondità abissali) e Mario Musumeci (ingegnere meccanico di 42 anni) per garantire elevate prestazioni, trasportando grandi potenze. “Il nostro connettore rappresenta, ad oggi, una tecnologia assolutamente innovativa – sottolinea l’ingegnere – che ha attirato l’interesse delle principali aziende del settore, con le quali sono attualmente in corso contatti per la definizione di accordi e strategie commerciali. I vantaggi competitivi della nuova idea? Le piccole dimensioni, la possibilità di effettuare connessioni sino a tensioni di 30 chilovolt e le ridotte necessità di manutenzione. Questo permette di poter operare connessioni, utilizzando tradizionali robot sottomarini (denominati ROV), riducendo i tempi di installazione e i costi delle infrastrutture necessarie”. Il progetto – specialistico e troppo tecnico per chi, come chi scrive, non conosce la materia – ha però ripercussioni nella quotidianità di tutti i cittadini, con interessanti ricadute “ecosostenibili”: trova infatti applicazione in tutti quei settori che si occupano della produzione di energia da fonti rinnovabili in ambiente marino (eolico, maree, onde), oltre al tradizionale settore dell’Oil & Gas.

E dopo anni di analisi e studi, è notizia di questi giorni l’avvio della procedura di brevetto internazionale per fissare le radici di questo nuovo sistema tra le maglie dell’imprenditorialità catanese. Perché anche qui fare ricerca si può. Senza dover per forza sprofondare negli abissi.

assia la rosa

 

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