Beverage&business lavoro a tutta birra

Guglielmo Costanzo e Antonio Capo
Guglielmo Costanzo e Antonio Capo

Giovani imprenditori a caccia di microbirrifici artigianali, per scovare, selezionare e poi promuovere le eccellenze prodotte con ingredienti locali e bio. Antonio Capo e Guglielmo Costanzo, catanesi di 35 e 39 anni hanno trasformato la loro smodata passione per la birra in business, oltrepassando i confini della disoccupazione attraverso un’idea da mettere in campo con un piccolo investimento.
Dopo vari giri di vite attorno a lavori precari e scarse opportunità professionali hanno deciso di cavalcare l’onda dei consumi, che oggi vede le bionde conquistare e dissetare i consumatori sempre in cerca di nuovi intriganti sapori. “Io, dopo la laurea in Economia e diversi viaggi in cerca di nuovi stimoli, non mi rassegnavo all’idea di fare il libero professionista – racconta Antonio – il mio compagno di avventure musicali (vinili al ritmo rigorosamente reggae) e giovanili, Guglielmo, aveva perso il lavoro dopo il fallimento di una nota concessionaria automobilistica, così insieme, due anni fa abbiamo deciso di sfidare il mercato”. Quello che oggi vede catturare l’attenzione degli estimatori con l’originalità e la fantasia: birre alle castagne, affumicate, con luppoli neozelandesi o profumi di caramello, coriandolo e banana, che utilizzano cereali inusuali come il farro e il kamut, contaminandosi con il mondo del vino fino all’uso della barrique e raggiungendo vette di 41 gradi. Un mondo che per molti rappresenta una vera e propria filosofia di vita, ma oggi viaggia seguendo il trend modaiolo che ha scavalcato i calici rossi, posizionandosi nei beer shop delle grandi città (anche Catania ne conta ormai una decina).
“Il nostro obiettivo? Portare in Sicilia prodotti di nicchia per birrofili – che non rientrano nei circuiti della grande distribuzione – mettendo in contatto piccoli produttori e grandi consumatori, e offrire consulenza a ristoratori e degustatori”. Nasce così l’attività di grossisti con l’etichetta “water and beer“: oltre 300 mq di capannone e più di 500 tipologie di bevande, che oggi è punto di riferimento per tutti coloro che cercano il beverage premium: birre artigianali, ma anche acque minerali di lusso. Come quella bottiglia che proviene dall’acquifero sotterraneo Guaranì – situato sotto Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay, con 37mila km d’acqua è il più grande del mondo – costituito da arenaria sedimentate durante il Giurassico; o come quell’altra da 0,75 limited edition che costa 200 euro, proviene dal Giappone, è intarsiata con Swarovski ed ha il tappo in argento, “anche il produttore consiglia di non aprirla e non berla”, spiega Antonio. Un mondo che si popola sempre più di collezionisti col pallino per le etichette e per tutto ciò che ruota attorno al luppolo. “La birra porta con sé cultura, aspetti sociali e storici che attraversano i secoli – continua Antonio – non si finisce mai di studiare, ricercare, approfondire anche gli aspetti legati agli accostamenti col food”. Adesso l’obiettivo dei due giovani, che hanno anche aperto un centro degustazione a Nicolosi, è quello di sviluppare una catena di punti diretti in giro per l’Italia e di implementare l’e-commerce esportando in tutto il mondo. Da passione a business: una corsa verso nuovi traguardi. A tutta birra.

Assia La Rosa

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