Dalla Sicilia a Israele con un’App in tasca, verso la Terra Promessa delle startup

Roberto Chibbaro
Roberto Chibbaro

È la terra promessa delle start up, una delle aree a più alto tasso d’innovazione del pianeta. È l’ecosistema della tecnologia, incubatore di talento, idee, creatività e spirito imprenditoriale. È Israele, la nuova meta digitale, un miracolo industriale che ha vinto la sfida mondiale della competitività. Qui si gioca la scommessa del futuro, tra grattacieli che toccano il cielo e multinazionali che mettono radici per costruire la nuova Silicon Valley del Medio Oriente. Alla conquista di Tel Aviv c’è anche un quarantenne catanese – ormai trapiantato a ragusa – che dal 7 al 10 maggio navigherà a vista sul Mediterraneo per approdare alla terza edizione di TAU Innovation Week, l’evento internazionale creato dallo StarTAU ( centro per l’imprenditorialità dell’università di TelAviv) e dal Ramot (Centro per il trasferimento tecnologico). Roberto Chibbaro è un laureato in Legge che ha fatto della tecnologia il suo Codice, rinunciando alla giacca e alla cravatta per una “causa” che si può vincere soltanto sul web: quella della sperimentazione che diventa business; della democratizzazione delle idee e dell’ingegno.

“Da sempre la passione per la tecnologia – racconta – mi ha spinto verso mete digitali e poco convenzionali. Dopo la laurea in Giurisprudenza ho iniziato la mia avventura, diversi anni fa, con due progetti: UniMagazine e Votailprof”. Il primo, un quotidiano studentesco online che ha saputo raggiungere il secondo posto in Italia tra i portali di settore; il secondo, un sito di social rating che per la prima volta faceva irruzione nell’ambiente corazzato dell’Università, per dare voce agli studenti e farli salire in cattedra, pronti per valutare, denunciare, conoscere e trasferire informazioni dal basso verso l’alto. “Poi è arrivato l’amore, il trasferimento altrove, la possibilità di vendere gli asset della società al gruppo scuola.net e la voglia di ricominciare, ripartire da zero: “Nel 2010 una nuova sterzata – spiega Roberto – sono approdato a Ragusa con la consapevolezza di non avere una rete, un appiglio a cui aggrapparmi per sviluppare nuovi progetti – così ho creato un gruppo facebook che pian piano si riempiva di voci, volti e anime, fino a diventare una vera e propria community che, dal virtuale al reale, riusciva a spingere iniziative culturali, innovative e sociali”.

Da qui in poi, è un turbinio di idee che nel frullatore digitale prendevano forma, sapore, colore. Si parte con MakeMeApp, la società che sviluppa App per grosse società del calibro di Jeep, per dare vita a Glifus, una tecnologia Made in Sicily che accelera le attività delle aziende: “Grazie a questa applicazione, infatti, è possibile avere un controllo completo e in tempo reale sulla rete vendita – spiega il suo ideatore – semplificando il lavoro degli agenti sul campo e integrando gestione e controllo con gli strumenti informatici eventualmente presenti in azienda: dalla raccolta ordini al magazzino, dallo showcase alle anagrafiche, questo strumento promette di rivoluzionare i processi di vendita, diventando in breve tempo un supporto imprescindibile per qualsiasi business”.

Roberto Chibbaro
Roberto Chibbaro

È proprio con quest’ultimo figlio hi-tech che Chibbaro volerà in Israele, lì dove le opportunità di networking e incontro tra innovatori e investitori provenienti da tutto il mondo si muovono alla velocità di internet. Selezionato dalla camera di commercio italo-israeliana per esporre in vetrina – nel padiglione Italia – l’app per il mobile commerce B2B (business to business, commercio interaziendale) si mostrerà a potenziali clienti, partner e investitori: “Siamo davvero felici – commenta – di portare all’estero un’Italia che non si arrende, ma innova e prova a ridefinire la propria identità. Oggi sono ancora più convinto del fatto che l’innovazione tecnologica può cambiare le sorti di una nazione: se pensate a cosa ha realizzato il Paese che ci ospiterà, con appena sette milioni di abitanti, c’è da chiedersi dove possiamo arrivare noi”. Di contro, c’è da chiedersi anche perché non ci siamo ancora arrivati.

Assia La Rosa

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