Impresa, l’idea col botto. Intimo FreeFlat a prova di flatulenza

Team Free FlatIdee col botto. Emissioni di creatività e vivacità imprenditoriale. Che mettono in luce la genialità dei giovani siciliani, oggi corredata (e supportata) da studi di gestione strategica che ne moltiplicano il valore in termini di fattibilità e produttività. Se ti trovi alla premiazione della “Business plan competition” (corso “Imprenditorialità, nuove imprese e business planning” della facoltà etnea di Economia, guidato dai prof. Elita Schillaci, Marco Romano e Marco Galvagno), che da sette anni mette alla prova i migliori cervelli nostrani per spingerli all’intraprendenza aziendale e professionale, non puoi rimanere indifferente davanti alla ventata di originalità dei progetti presentanti dai giovani laureandi. Tra questi, uno in particolare stimola l’intelletto (e non solo quello): “Free flat”.
L’INTIMO ANTI-FLATULENZA
Eccola l’idea di impresa che promette di rivoluzionare il fragoroso mondo della flatulenza e delle sue ricadute psicologiche e sociali. Perché, se è pur vero che in giovane età la petomania è motivo d’aggregazione tra chi si diletta alla disputa di gare puzzolenti per determinare il maschio dominante; è ancora più reale il fatto che l’aerofagia rappresenta un problema (serio) per un’altissima percentuale di popolazione mondiale. Così, il gruppo di studio formato da Francesco Monforte, Veronica Sangiorgio, Nunzio Sergi, Giuseppe Timpanaro e Mariagrazia Zammataro, è voluto andare a fondo, lì tra i meandri dei rimescolamenti gassosi, per trovare la soluzione hi tech a uno dei problemi più imbarazzanti del vecchio e nuovo millennio. La mission? “Creare e diffondere un underwear (tradotto: una mutanda) capace di rispondere sia alle esigenze medico sanitarie che relazionali, con uno stile unico e Made in Italy”, spiegano i giovani che per mesi hanno studiato posizionamento del prodotto, previsioni d’investimento e redditività attesa, analisi dei competitor e break even point.
CREATIVITÀ E FATTIBILITÀ 
La business idea? Creare un intimo hi tech capace di assorbire e trattenere flatulenze, indossando boxer e slip innovativi e di qualità, mantenendo uno stile glamour (visto che le alternative sul mercato sono panni assorbenti in carbonio che intrappolano e neutralizzano gli odori sgradevoli). Elementi d’innovazione? Il tessuto, creato attraverso la combinazione di prodotti con particolari proprietà fonoassorbenti, antirumore e antiodore, come per esempio il zorflex – lo stesso materiale in carbone attivo utilizzato nella produzione delle tute e maschere antigas da guerra chimica – fino ad oggi sperimentati solo da un’azienda inglese. “Negli Stati Uniti quasi 40 milioni di persone soffrono di questo problema, il 20,5% della popolazione – spiegano i giovani, che nella competizione universitaria si sono piazzati al sesto posto – mentre in Italia sono 6 milioni e 300mila utenti, con un’incidenza del 15%. Un mercato, dunque, che offre ampi varchi per investimenti mirati e sviluppo di business”. Il processo produttivo prescelto da questo team di cervelli economici, è relativo alla trasformazione, tessitura e finissaggio, “mentre per il resto esternalizzeremo il confezionamento del prodotto. I nostri canali distributivi – continuano gli aspiranti imprenditori – saranno farmacie, parafarmacie e piattaforme online di e-commerce”. Benefici? Non ammorbare l’aria, filtrando gli odori ed evitando inutili imbarazzi: la “ventilatio intestinalis putrens” – per dirla con il ragionier Ugo – non confliggerà più con le convenzioni sociali condivise.
MANAGERIALITÀ TRA I BANCHI
Mettendo da parte l’aspetto caustico e sarcastico, quest’idea è davvero sinonimo di genialità e creatività, svelando quanti e quali intelletti vengono coltivati nelle aule delle nostre università, oggi sempre più laboratori manageriali: «Ogni anno è un’emozione, una sfida e un traguardo – commenta il promotore del Corso Elita Schillaci – per noi che crediamo fortemente nel potenziale delle giovani menti siciliane, incubare progetti vuol dire anche cercare di renderli attrattivi per potenziali investitori. Oggi parlare di start-up è quasi una tendenza, che accogliamo con entusiasmo, perché ci lavoriamo da trent’anni e conosciamo bene il potenziale che sta dietro i banchi dell’Università. Anche quest’anno abbiamo supportato dei sogni che speriamo possano diventare realtà». Perché l’idea che i progetti premiati alla settima edizione della business plan competition possano realmente penetrare il mercato non è utopica né così lontana da quei modelli di impresa vincenti nati dentro i garage o i salotti di casa.

Il mercato potenziale
Il mercato potenziale

LE REGOLE DELLA NUOVA FINANZA
“In questo momento i giovani devono esprimere tutto il loro potenziale quali risk taker – spiega il prof. Marco Romano – secondo le regole della finanza, per guidare le nuove generazioni di imprenditori è necessario frazionare il rischio – in primis quello intangibile, non monetizzabile – per rendere l’impresa desiderabile e fattibile, perché sia chiaro sono tantissime le variabili che entrano in gioco: le paure, le prospettive, le risorse umane, le ambizioni, il carico di emozioni che si trascinano dietro le nuove generazioni. Serve la piena condivisione dei progetti per renderli sostenibili, per mobilizzare tutte le risorse necessarie con il contributo di coloro che vi credono. Anche soltanto con l’apprezzamento e il sostegno sociale da parte delle istituzioni, delle imprese preesistenti, degli esperti professionisti coinvolti, del nucleo sociale di riferimento e soprattutto della famiglia, si fabbrica il futuro. I moderni risk taker, diffusi e distribuiti nella società, quali mentor universitari, imprenditori e professionisti affermati – continua Romano – devono mettere a disposizione dei pionieri delle imprese, l’esperienza, il know how, il network, e non solo le risorse economiche, così come abbiamo cercato di fare noi, offrendo ai ragazzi l’opportunità di chiedere consigli e suggerimenti utili a consulenti apprezzati e navigati. Bisogna andare “oltre il visibile”, nella costante ricerca dell’approccio giusto, per potenziare nei giovani la consapevolezza di se stessi, trasferire passione ed entusiasmo, ripartendo e condividendo il “grande rischio” con lo scopo di catalizzare intorno a un’ottimistica visione imprenditoriale, anche l’energia e le competenze dei più giovani”.
LA PRIMA REGOLA: CREDERE NEI SOGNI
Insomma, a prescindere dalla tipologia di prodotto pensato e studiato – sia la mutanda antipeto o il tubo per fare pipì in piedi, sia la piattaforma di ingegneria informatica o l’isolante di ultima generazione – il processo non cambia. Basta crederci, proprio come questi cinque guerrieri del merito che hanno sfidato perfino la forza delle emissioni flatulenti per arrivare al risultato di fattibilità sul mercato di Free Flat. “Abbiamo scelto un logo che richiama un fiore di loto stilizzato con contorni turchesi – concludono i ragazzi – quest’ultimo in natura nasce immerso nel fango, per poi sollevarsi e sbocciare, nella sua bellezza: da qui il suo significato di rinascita. Rinascita, in quanto i nostri clienti avranno una nuova vita, libera dalla sensazione di imbarazzo e dal timore di attirar attenzioni indesiderate”. Dall’aspetto ludico e spassoso a quello scientifico: la biancheria sperimentale potrebbe essere utile per chi soffre di problemi legati all’intestino e ai disturbi digestivi – come la sindrome del colon irritabile, le intolleranze alimentari, l’incontinenza – e per chi “del cul ha fatto trombetta”. E se l’ha detto Dante Alighieri settecento anni fa…
Assia La Rosa

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...