Lenny, la mia vita (da manager) sotto il tendone

il
Lenny Alvarez
Lenny Alvarez

Vivere sotto un tendone, con le scarpe spolverate di segatura, la roulotte agganciata alla carovana e il cuore appeso al trapezio. La carriera circense è una scelta di vita prima ancora che un percorso professionale. È una dimensione fiabesca che cattura con magnetismo le ambizioni di chi rifugge la monotonia. La storia di Lenny Alvarez, originario di Avola e cittadino del mondo, non è il racconto di un giovane nato e cresciuto col cerone in viso e il vestito di scena cucito addosso. È la parentesi di un uomo che è dovuto sfuggire al pregiudizio e ai tabù, nascondendosi per anni dietro un impiego in giacca e cravatta. “Ho studiato marketing e comunicazione a Milano – racconta Lerry, senza voler svelare la sua età – ma già mi ero avvicinato al mondo del circo come giocoliere e ballerino: dopo l’università ho frequentato anche il corso di teatro nella scuola sociale di Busto Arsizio (che ha ospitato tra i banchi anche Giacomo Poretti, compagno d’avventure di Aldo e Giovanni, ndr), convinto che il mio mondo sarebbe stato unicamente quello circense, che mi aveva fatto sognare sin da bambino, quando con mio padre sedevo in prima fila e rimanevo per ore ad ammirare gli artisti”.
Poi la paura di rivelare questa passione alla mamma, che lungo il filo della cornetta, dalla lontana Sicilia trasferiva al figlio ambizioni e sogni per il futuro, immaginato come il più classico e stereotipato modello di modernità: uno stipendio sicuro, una famiglia e un focolare, una vita in ufficio scandita dal timbro di un cartellino.
“Per paura di deluderla – continua Lenny, protagonista della prima puntata di Coming out, il programma che su La5 ha debuttato un paio di giorni fa – per ben nove anni mi sono nascosto dietro una finta verità, raccontandole di ricoprire il ruolo di direttore marketing per una grande azienda”. E invece nel frattempo Alvarez era entrato a far parte della grande famiglia di Nando Orfei, macinando chilometri lungo lo Stivale e iniziando il suo viaggio nella compagnia con sessanta colleghi che sarebbero presto diventati la sua seconda famiglia. Da un piccolo paese in provincia di Siracusa a star degli show circensi e protagonista della pista: come nel più romantico dei racconti di Fellini, questo giovane si è ribellato alle regole liberandosi dalle ragnatele sociali, per vivere un’esperienza fuori dall’ordinario, popolata da contorsionisti del pensiero e clownesche rappresentazioni della realtà.
“Il nostro mondo è sano e la nostra vita è una continua sfida contro noi stessi e il destino – sottolinea Lenny, contattato durante una tappa a Venezia – oggi, dopo anni di gavetta, mi occupo dello staff di direzione e della conduzione degli spettacoli: una grande soddisfazione per chi decide di sposare questo mondo, col valore aggiunto di poter anche applicare gli studi di marketing che ho effettuato”, diventando un sostenitore attivo e difensore sociale del mondo del circo. “Come trascorro le mie giornate? Da lunedì a venerdì, tutte le mattine, faccio lavoro d’ufficio gestendo l’organizzazione delle tournée, dai permessi alla promozione passando per la logistica; dopo pranzo iniziano le prove e subito dopo si parte con i due turni di spettacoli: giornate piene di impegni ma anche di soddisfazioni”. È sempre un continuo movimento sotto il tendone: chi sale e scende dal tappeto elastico, chi prende le misure con i trampolini o i diaboli, chi parla alle orecchie degli animali. Oggi che si è riappropriato delle sue sicurezze, svelando il suo reale destino anche alla madre, Lenny, il manager del circo, sente la necessità di lanciare un messaggio ai più giovani. E non c’è spazio migliore di questa pagina dedicata al lavoro.
“Spesso per paura di ferire gli affetti e per il timore di non essere accettati o di essere considerati socialmente scomodi – conclude Alvarez – si fanno scelte di vita e professionali infelici e completamente sbagliate. Io ho avuto il coraggio di inseguire un sogno, partendo e slegando quel doppio filo con una terra, la Sicilia, che – a volte – ti imprigiona. Non sempre si vince, ma tentare è l’unica condizione per non pentirsi”. E se lo dice lui, che per anni ha vissuto nell’angolo, emarginato dai giudizi, come non crederci. Per dirla con De Gregori, “oltre l’azzurro della tenda nell’azzurro io volerò: un applauso del pubblico pagante lo sottolineerà e in faccia ai superbi il mio nome scintillerà“.
Assia La Rosa

Annunci

Un commento Aggiungi il tuo

  1. Iole Emma Rossi ha detto:

    Leggere quest’articolo fa sentire meno soli nella voglia di realizzare un sogno, grazie. I.E.R

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...