L’entroterra che rinasce: il circolo degli artisti di Favara

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paolo bellavia
Paolo Bellavia, Caffè degli artisti

Una gita al Farm cultural Park vale un weekend a Favara. Appena ti addentri nella provincia di Agrigento, giusto all’ingresso della “città dell’Agnello Pasquale” – dolce tipicamente indigeno con mandorle e pistacchi – ciò che si presenta agli occhi dei visitatori è un agglomerato di case e blocchi di cemento, che non lascia intravedere ciò che di storico, culturale e artistico si mostra qualche metro più in là. Perché appena arrivi nella piazza centrale di questo spazio senza tempo (abitato da 32mila persone), dal clima mediterraneo e dall’aria intrappolata negli stereotipi e pregiudizi, ecco che si apre il sipario sulla modernità.
Accolti con un aperitivo da Paolo Bellavia, nel suo “caffè degli artisti” – proprio lì a piazza Cavour – sembra già di respirare aria di festa. Tutto prende colore, sapore e profumo di innovazione, perché a Favara, nel cuore del cuore siciliano, dove la siccità sembra aver bruciato ogni slancio di creatività, si nasconde invece un mondo pieno di imprenditorialità. Gira da un lato, gira dall’altro, ecco arrivare nell’unico albergo centrale, dove tre stelle nascondo un vero e proprio atelier di design in un ambiente tipicamente siciliano, dove la gentilezza della proprietà di mescola all’intraprendenza di chi, nel territorio e per il territorio, ha deciso di spendersi investendo tempo e risorse.
Come Antonio Alba, 39 anni, laureato a Palermo in Scienze Politiche, con un trascorso lavorativo tra gli uffici della presidenza del Consiglio proiettati sullo sviluppo locale, che è poi tornato nella sua Favara per occuparsi di accoglienza. A pochi metri dal suo hotel, ecco poi aprirsi una finestra sul mondo: quella creata dal notaio Antonio Bartoli e da sua moglie Florinda, per reinserire Favara tra gli itinerari turistici che si snodano dalla Valle dei templi di Agrigento. Sette cortili collegati tra loro e circondati da palazzi bianchi che nascondono giardini d’ispirazione araba, sono oggi diventati laboratori per artisti provenienti da tutto il mondo: non basta una giornata. Vai il sabato pomeriggio e torni anche la domenica mattina, per immergerti in questo piccolo mondo dove la cultura prende spazio attraverso fotografie, installazioni e opere d’arte contemporanea. Uno spazio gratuito – che vive sui contrasti del bianco delle case e dei colori artistici che fuoriescono da facciate, finestre e balconi – dov’è possibile assaggiare anche vini e prodotti tipici e comprare oggetti d’arte e di design, vintage e libri. Ma un weekend a Favara, realtà urbana che affonda le sue radici nella più antica età del rame – è anche un tour tra i resti della dominazione greca (in contrada Caltafaraci sono sparse tracce di un’antica fortificazione), e di quella musulmana, che in contrada Saraceno ha lasciato la sua impronta.

Farm Cultural Park
Farm Cultural Park

E non poteva mancare il Castello, lasciato in eredità dai normanni insieme a diversi casali dal sapore antico. È quello di Chiaramonte – riconosciuto anche come Palazzo Medievale – ad attirare turisti e amanti della storia. Dal centro cittadino puoi fare tutto a piedi, basta attraversare la piazza principale e sbarcare a nord-ovest, infatti, per ritrovarsi davanti alla fortezza edificata da Federico II Chiaramonte intorno al 1280, che domina tutto il circondario con la torretta dell’orologio e la cupola. L’ambiente più affascinante dal punto di vista artistico è quello che dall’antico portale ti immette nella piccola cappella domestica; mentre salendo da una stretta scala ecco giungere al terrazzo che offre a chi si “arrampica” lungo la memoria, un panorama davvero suggestivo. Per finire la gita nella città che nel Cinquecento ritrovò il suo splendore grazie alla famiglia De Marinis e che trascorse il secolo successivo estraendo ricchezza dalle miniere di zolfo, non si può che fare tappa attorno a un tavolo, per gustare minestra di San Giuseppe (preparata con diversi tipi di pasta e verdura) e “chichireddu” (pane di grano duro a forma di ferro di cavallo) o per sposare i sapori della terra con quelli della gastronomia internazionale gourmet delle Traveggole.
Per concludere con una sosta notturna in una delle tante panchine disseminate nelle piazzetta. Come una volta.

Assia La Rosa

 

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