L’inventore della moka artigianale low cost

Nino Santoro
Nino Santoro, l’inventore di Kamira

Nell’era del consumismo dilagante di capsule dai colori sgargianti e cialde da 5 grammi di caffè misto a essenze esotiche, la riscoperta dell’espresso siciliano passa dalle mani di un artigiano nostrano cresciuto col pallino della moka. Nino Santoro è di Santa Teresa di Riva, ha 56 anni e ha passato una vita intera a studiare un prototipo di caffettiera che restituisse al caffè il suo primitivo sapore. Quello autentico, ripescato dai manuali del bollitore turco e del Samovar francese. Lui che è perito meccanico, per oltre 15 anni si è dedicato allo sviluppo di apparecchiature elettro-meccaniche e alle lavorazioni d’acciaio e ferro al servizio dell’edilizia. Frattanto, spinto dalla voglia di gustare l’armonia dei sapori del chicco nero, nel 1998 comincia a sperimentare modelli di caffettiere alternative.
“Tutto nasce per gioco – racconta Nino – dalla voglia di scoprire il segreto di una buona tazzina di caffè. Tutte le macchine elettriche presenti in commercio si rompono dopo poco tempo, perché hanno un’obsolescenza programmata e, soprattutto, la maggior parte dei prodotti bruciano i grassi e gli oli contenuti nella polvere di caffè, disintegrandone l’aroma”.
Così ha cominciato a smontare e rimontare pezzi di caffettiere,  per assemblare un dispositivo in grado di evitare che l’acqua giungesse a destinazione tiepida o troppo calda: “C’è un range di temperatura ottimale che si aggira tra gli 88 e i 93 gradi – continua Nino – e che consente di trasformare gli oli bruciati in vera e propria crema, ricca di profumo e di retrogusti soavi: si tratta di trovare il giusto punto d’incontro tra pressione, volume e temperatura”.
Nasce così la sua Kamira, figlia di un periodo di inventiva e creazione: “Durante i miei primi tentativi, la caldaia era ricavata da una Lavazza – spiega – con la saldobrasatura ho applicato il tubo di pesca a cui era applicata una valvola per impedire che l’acqua giungesse tiepida. L’idea di scaldare le tazzine con il calore latente mi è venuta da subito, ovviamente all’epoca per mettere l’acqua svitavo la caldaia e per scaricare la pressione la mettevo sotto l’acqua. Fondamentale comunque l’idea che l’acqua doveva attraversare il caffè con il favore della gravità”. Sperimentazione in evoluzione, in una terrazza diventata laboratorio all’aperto: dopo esplosioni sui fornelli, saldature rudimentali di pezzi rottamati e acquisto di manometri per calcolare il punto d’equilibrio massimo, ecco che nel 2003 inizia la produzione del suo gioiellino.

Il prototipo di Kamira
Il prototipo di Kamira

“Non avrei mai pensato che sarebbe poi diventata la mia attività principale – sottolinea Santoro – poi due anni fa, colpito duramente dalla crisi del settore edile, non ebbi molta scelta: la mia invenzione dal cuore verde (che ripudia la plastica delle cialde moderne e si rifà alle miscele antiche), era l’unica cosa che mi rimaneva tra le mani”. Da artigiano a imprenditore, nel 2012 quest’uomo ingegnoso – segnato da un passato altalenante – inizia la sua avventura con un’azienda a gestione familiare, che coinvolge appieno i figli Onofrio (per il marketing) Virginia (all’amministrazione) ed Enrico (impegnato nella produzione). “Da quel giorno ad oggi – continua Santoro – abbiamo venduto oltre 50mila caffettiere, ottenendo tantissimo consenso all’estero, soprattutto in Germania, dove il made in Italiy è molto apprezzato”. Per tutti quelli che non rinunciano all’espresso buono e cremoso come quello del bar, questa caffettiera artigianale – economica ed ecologica, brevettata come dispositivo non oggetto ad usura – diventa un utensile d’autore irrinunciabile, che inizia ad avere il favore della critica con articoli e recensioni in India, America e perfino tra le pagine di Le Monde.
Questo prodotto artigianale non ha valvole, molle o guarnizioni, e funziona esattamente come una pentola (su qualsiasi fonte di calore) e può dunque essere portata in ufficio e  in campeggio: “Normalmente la pressione delle macchine da bar è molto elevata, 15 atmosfere, mentre la mia invenzione lavora ad appena 3, garantendo anche maggiore sicurezza. L’utilizzo di miscele sfuse permette anche di risparmiare – aggiunge – noi utilizziamo mezzo chilo di caffè della grande distribuzione a due euro, per cui con poco più di due centesimi, e in soli 40 secondi, viene un ottimo caffè”. Adesso l’obiettivo di questa piccola azienda nata in provincia di Messina – e conosciuta in tutto il mondo per aver sfidato il settore dei colossi senza la consulenza di chimici e tecnici – è l’internazionalizzazione: “La prima sfida vinta è contro lo scetticismo e la burocrazia. Per vedere la mia caffettiera in vetrina, dentro un negozio, ci sono voluti cinque anni”. E infatti il suo brand è esploso soprattutto sul web, rimbalzando tra blog e social network. Il resto lo fa il suo piglio da commerciante: fiere di paese, mercatini solidali e banchetti nei centri commerciali. Come da tradizione siciliana.
Assia La Rosa

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