Foto, una biblioteca itinerante per le zines (l’ideatore è un catanese)

Il fotografo catanese Enrico Floriddia
Il fotografo catanese Enrico Floriddia

Il desiderio di scoprire, la voglia di emozionare, il gusto di catturare, tre concetti che riassumono l’arte della fotografia. Per dirla con Helmut Newton, l’ossessione per l’inquadratura rapisce i più curiosi e appassionati, che rinchiudono la propria vita dentro un’immagine, per poi trasferirla al mondo; per gettare luce sulla realtà. Tra questi “architetti” di significati e sentimenti, c’è un giovane catanese di 29 anni, Enrico Floriddia, che il suo “scatto” di coraggio l’ha fatto qualche anno fa. Da una laurea in Lettere nel capoluogo etneo a un posto di lavoro all’École Européenne Supérieure de l’Image, il passaggio cruciale è stato un viaggio in Francia con una valigia piena di sogni e un certificato in tasca: quello dell’Erasmus. “Durante il mio soggiorno a Poitiers – racconta il giovane – ho scoperto la propensione verso quest’arte: così ho deciso di cominciare a studiare per trasformarla da hobby a professione, iscrivendomi all’Accademia superiore Louis-Lumière“. E siccome rincorrendo i sogni spesso si ha una spinta propulsiva, “dopo tre anni di studio, sono riuscito a trovare subito lavoro come assistente in uno dei centri di formazione e ricerca più prestigiosi d’Europa”.
Ma Enrico, da sempre impegnato in progetti di fotografia documentale – il più recente “Eravamo in salento e non abbiamo visto il mare” con Silvia Cesari, per ritrarre siti culturali pugliesi degradati e abbandonati – voleva andare oltre. Ampliare la panoramica sul mondo. Creare un vero e proprio luogo della memoria, uno spazio dove le fotografie – e i libri che le racchiudono – continuano a vivere, diventare fonte d’ispirazione, essere manipolate. “Esistono tantissime pubblicazioni indipendenti: libri fotografici autoprodotti che però non hanno canali di distribuzione e reti di diffusione. Insieme ai miei amici e colleghi Julie Hascoët e Guillaume Thiriet, con cui ho fondato l’Associazione Mutinerie – continua il giovane – abbiamo così cominciato a riflettere sulla possibilità di collezionare i prodotti di self-publishing, per dare visibilità a lavori che spesso vengono realizzati da piccole realtà e riprodotti in pochissimi esemplari, sfuggendo alla rete classica di catalogazione (spesso questi volumi non hanno il codice Isbn) e dissolvendosi senza essere nemmeno fruiti”.

Zines of the Zones
Zines of the Zones

Dalla voglia di far “viaggiare” lungo una rete fisica queste edizioni d’autore e di rendere più accessibile la fotografia quale ritratto di cultura e testimonianza di storia, nasce “Zines of the zone”: una biblioteca nomade, itinerante, su quattro ruote, che sta percorrendo le strade d’Europa e che proprio questo fine settimana ha fatto tappa a Roma, nella location del Nuovo cinema Palazzo, transitando per Bologna (il 25 febbraio). Da gennaio 2014 l’iniziativa, finanziata dall’Unione Europea, si muove alla velocità della luce: da Lisbona a Sarajevo, da Atene a Praga, passando per Istanbul, Berlino, Barcellona e Copenaghen, il tour culturale sta riscuotendo successo di pubblico e consensi mediatici. Gli scaffali portatili ed espandibili di questo “carrello” che si trascina dietro arte e visioni, si riempiono e si arricchiscono di volumi lungo il percorso, che a sua volta si snoda attraverso workshop, presentazioni, dibattiti ed eventi performativi: “Siamo partiti con 60 progetti DIY (Do it yourself) ma abbiamo già oltre 170 edizioni – sottolinea Enrico – il nostro unico obiettivo è quello di dare la possibilità a ciascuno di visionare e consultare fotografie da tutto il mondo, creando non solo un archivio pubblico ma soprattutto un network di scambi tra realtà affini. Oggi con il web tutto questo è già possibile, ma il fascino del libro e la resa della carta, non possono certo trovare corrispondenza nell’universo virtuale”.
Chiunque nella vita abbia realizzato un prodotto editoriale fotografico con una tiratura superiore alle 10 copie, può dunque contattare questi giovani “collezionisti di memoria” per inserirsi in questo percorso dalle ampie vedute. Perché fotografare significa stabilire con il mondo una relazione particolare che dà sensazione di conoscenza, e quindi di potere. Per dirla con Susan Sontag, sviluppare la mente si può. Anche e solo con un click.

Assia La Rosa

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