Da Catania a New York a passi di danza

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Martina Calcagno

Da Catania a New York a passi di danza. Inseguendo un’emozione. Quella che muove il corpo oltre i confini spazio-temporali, trascinandolo in un vortice di energia. E di poesia.
Per Martina Calcagno, 24 anni, il ballo purifica; armonizza corpo e mente; evoca, risveglia e richiama alla memoria gli stati più profondi dell’anima. Il suo approccio è spirituale, quasi trascendentale, nella consapevolezza che ogni movimento rappresenta un pensiero, un’immagine, un linguaggio. Lei che ha iniziato a muovere i primi passi sotto l’ombra del Vulcano, oggi ha afferrato il sogno del grande palcoscenico, esibendosi sotto i riflettori dei più prestigiosi teatri del mondo con le sue punte consumate e il tutù sempre in valigia. Una sala piena di specchi e di sbarre attaccate alle pareti; un sacrificio che non sente stanchezza né dolore fisico; un corpo che si snoda al ritmo delle note classiche: l’amore e la passione per questa professione vengono prima di tutto e si coltivano sin da bambini.
martxx«Ho cominciato a sei anni in una piccola scuola catanese e ho capito subito che quello sarebbe stato il mio destino – racconta questa giovane ballerina – a 14 anni ho affrontato un’audizione presso un’accademia di Roma e sono partita, lanciandomi senza paura verso questa nuova avventura». Da lì in poi è stato un percorso professionale ma soprattutto personale: a 17 anni un altro passo l’ha spinta fino in Inghilterra, dove ha maturato ulteriormente la sua espressione artistica e la consapevolezza che il suo futuro sarebbe stato dietro un sipario, nell’attesa di entrare in scena: «Alla Birmingham Royal Ballet ho studiato per tre anni – continua Martina – e lì ho preso anche il diploma. La danza classica non era più un hobby ma la mia vera ragione di vita». Lontana dai genitori – il papà è un makeup artist e la mamma è attrice nel tempo libero – questa piccola grande danzatrice ha scoperto il suono, quello che si declina in intensità, altezza, frequenza, e in tutto ciò che le note sono capaci di suggerire: «È stata l’Accademia ad indirizzarmi verso le compagnie più prestigiose – spiega – fino alla proposta di un contratto in Slovacchia, rifiutata per paura di specializzarmi esclusivamente nella danza classica, precludendo altre strade, altri stili, che sentivo l’esigenza di conoscere e scoprire». Martina torna così in Italia, a Roma, prendendosi una pausa per pensare, per riscoprire il sogno e indirizzarlo verso la strada più giusta. È lì che le si aprono le porte di Amici, il talent della De Filippi che sforna giovani talenti, posizionandoli nel mercato dell’arte-entertainment. «Volevo entrare nella scuola nella speranza di vincere un contratto di lavoro all’estero – sottolinea la giovane – sono riuscita a farmi strada come aspirante, in prima linea per entrare come titolare. Ma a un passo dalle dirette tv ho iniziato a fare marcia indietro: lì cercano e vogliono personaggi e non persone; ciò che conta non è la bravura ma l’atteggiamento, ciò che dici, il concorrente che ti trovi davanti. Tutto questo non fa parte di me e del mio modo di intendere la danza. Non volevo abbassarmi a quei livelli, scendere nell’arena per essere giudicata dal grande pubblico televisivo, che utilizza altri parametri per decretare i risultati».
martAltra piroetta, altra corsa. Uscita dal tubo catodico inizia la collaborazione con Luciano Cannito e Rossella Brescia (nomi e volti noti a chi frequenta il mondo della danza), esperienza che dura oltre un anno: «In quel periodo ho capito che il mio futuro non poteva essere in Italia – continua – e che avrei fatto di tutto per catapultarmi in oltreoceano». Con la speranza di trovare un biglietto per l’America, Martina s’imbarca su una nave da crociera per danzare sulle onde del destino, con la speranza di mettere da parte i risparmi per intraprendere il viaggio della vita: destinazione New York.
Siamo così arrivati ai giorni nostri: un contratto di lavoro, una vita in sala prove e un posto al Ballet Hispanico, la compagnia di ballo latino riconosciuta tra le più prestigiose della nazione, che esplora la diversità culturali attraverso una fusione di danza classica, latino e contemporaneo, alimentati da teatralità e originalità. Il sipario, l’adrenalina che sale lungo il corpo, quella coreografia da tenere a mente, il desiderio di impregnare i propri muscoli di emozioni, di evadere dal mondo in quella fuga dove il mondo diventa spettatore: ballare con la voglia di fare, non di dimostrare: «Mi alleno dalle 10 di mattina alle 6 di pomeriggio, con mezz’ora di pausa pranzo, tutti i giorni. Ma quest’amore si nutre della fatica del corpo trasformandola in una gioia dell’anima».
9117_1204041734959_7416905_nCredente e religiosa con lo stesso trasporto che la spinge a snodare braccia e gambe con agilità e scioltezza, Martina ha riposto nella fede tutto il suo percorso di vita: «La mia storia vuole diventare un messaggio per i giovani, per i miei coetanei: quando mi guardo intorno vedo che manca l’azione che ti spinge a inseguire il sogno; scorgo tristezza, arrendevolezza, apatia di fare e pensare. Occorre avere le idee chiare, fissare obiettivi, trovare punti di riferimento saldi. C’è troppa staticità e passività: una rotta che non porta da nessuna parte e che trascina nel vortice della crisi che ci ritroviamo a vivere ogni giorno».
Una filosofia che degrada ogni sacrificio, ogni problema. Oggi quella ragazzina dalle punte d’oro è diventata una donna dai muscoli definiti, che comunica con gli altri attraverso il suo linguaggio, capace di muoversi sotto il segno della sua ispirazione. Anche quando ha ballato per Obama, a Washington, al Kennedy Center, per celebrare il secondo giuramento del presidente Usa. Da Catania all’America, un cuore rosso-azzurro e un futuro a stelle e strisce: “Ogni uomo dovrebbe danzare, per tutta la vita. Non essere ballerino, ma danzare”.

Assia La Rosa

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