Croupier di professione: “Una vita in gioco”

ImmagineUna vita in gioco. É proprio il caso di Francesco Esposito, catanese di 32 anni che ha puntato tutta la posta nella casella professionale vincente. Da venditore nelle sale bingo del capoluogo etneo – quando il boom delle “cartelle” faceva il suo corso anche qui da noi – a cassiere di casinò nelle navi da crociera a “operations supervisor” di una grande compagnia di navigazione, sognando Las Vegas e i suoi neon a intermittenza.
Oggi che è responsabile di tutto il personale della flotta che opera all’interno dei casinò “galleggianti“, dai suoi uffici di Ginevra ci racconta la scalata che lo ha portato – in pochissimi anni – a ricoprire uno dei ruoli di maggiore responsabilità nell’ambito di un mestiere che pare non conoscere crisi: quello dei croupier.
Una carriera in giro per il mondo, un lavoro che ti impegna soprattutto di notte, una professione che s’intreccia con le manie e le smanie dei giocatori: “Tutto é cominciato per caso – racconta Ciccio – ero uno studente iscritto ingegneria meccanica, ma mio padre all’improvviso perse il lavoro e non potevo più permettermi di gravare sulle sue tasche, così iniziai a lavorare presso una sala Bingo di Misterbianco”.
Nella sua vita avviene così un cambio di fuso orario, scandito dal ritmo di un orologio biologicamente invertito e dai numeri ripetuti spasmodicamente per tutta la notte, per tutte le notti. Lì dove ogni lavoratore è una rotella dell’ingranaggio che nutre la grande macchina della tombola all’Americana, Francesco ha lavorato con impegno e dedizione, senza mai guardare l’orologio. Correva l’anno 2002 e la voglia di emergere spingeva Francesco a intraprendere un percorso più articolato, ancor più professionale, che superava i confini della semplice e monotona estrazione di numeri.
“Attratto dal mondo del gioco, mi iscrissi alla Scuola croupier di Catania (fondata da Christine Chilton nel 1998 a La Spezia, che oggi ha sedi anche a Palermo e nella nostra città) – continua Esposito – che prepara aspiranti croupier lanciandoli sul mercato all’interno delle più prestigiose catene internazionali. Alla fine del corso, dopo aver superato il Table Test in lingua inglese (la simulazione di una vera giocata per valutare preparazione e idoneità del candidato, ndr), approdai a Sheffield, in Inghilterra, dove ogni 100 chilometri c’è un casinò e dov’è possibile trovare occupazione con grande facilità”. Black Jack, American Roulette e Poker Hold’em, controllare le mosse, pagare le vincite e osservare anche chi, nel gioco, annega insieme all’ossessione per il denaro: “Certo, il mio non si può definire un impiego socialmente utile – spiega il giovane – ma questo settore dà lavoro a tantissima gente e pertanto non può essere demonizzato“.
rouletteAnche se in Italia i casinò autorizzati sono soltanto quattro (Campione, Venezia, Sanremo, Saint Vincent), all’estero infatti rappresentano una buona fetta di mercato in cui, a fronte di disoccupazione e precarietà, é possibile avere una certezza professionale duratura nel tempo e ben retribuita. Ciccio, in meno due anni, si è guadagnato  il posto di cassiere, “che in quest’ambito rappresenta una promozione, vista la responsabilità che hanno coloro che coordinano la movimentazione dei soldi e gli incassi” e dalla Gran Bretagna è salpato poi sulle navi da crociera di Msc. Qui è cominciata la corsa per far carriera: prima croupier, poi capo-cassiere, poi responsabile risorse umane del Dipartimento Casinò negli uffici di Sorrento e infine la promozione che lo ha catapultato in Svizzera come supervisore di ben 40 cassieri impiegati nelle molteplici navi a spasso per le autostrade del mare, “dove la clientela è ben diversa da tutte le altre sale da gioco di terra che vedono al tavolo sempre gli stessi giocatori, incalliti e grandi conoscitori delle regole: a bordo la gente è in clima di vacanza e si reca a giocare solo occasionalmente, per divertirsi e trascorrere una serata diversa, per questo il croupier deve anche saper intrattenere e far trascorrere il tempo piacevolmente. Un’ottima scuola in termini di servizio al cliente, necessario per svolgere al meglio questo lavoro”.
Dopo aver girato il mondo in lungo e in largo, tornerebbe in Sicilia se un giorno dovessero aprire il tanto atteso casinò di cui si parla da anni? “Prima cercherei di sapere a chi è affidata la gestione – continua il catanese – l’aspetto manageriale è fondamentale sia per i giocatori che per i dipendenti: se un casinò viene gestito con grande professionalità non vengono mai superati i limiti dettati da atteggiamenti compulsivi e non si scade mai negli eccessi. Un esempio su tutti, i clienti non vengono mai spinti a degenerare né nel gioco né nell’alcol: non è solo una questione di sicurezza ma anche di serietà e decoro. Non occorre guardare solo agli incassi di una sera ma anche a tutto il resto… Compreso il rispetto nei confronti di chi lavora tra i tavoli, le carte e le fiches”.
E il sogno per il futuro? “Credo che tutti i croupier sognino un giorno di approdare a Las Vegas – conclude Francesco – anche se la meta americana non è semplice da raggiungere perché lì, al contrario dell’Europa, c’è tantissima concorrenza. Per il momento sono davvero soddisfatto della mia posizione, poi un domani si vedrà”. Perché per quelli come lui…  “les jeux sont faits“. Anche se la roulette continua sempre a girare.
Assia La Rosa 
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