Bike messenger, quando il pony express è ecologico

ImmagineLui non ha l’auto e macina chilometri senza carburante, perché la sua scelta di vita l’ha fatta tempo fa: aggirarsi tra le vie del capoluogo etneo  indossando la divisa del ciclista urbano, ovvero del cittadino a impatto zero, che vive in maniera alternativa spazio, tempo e rapporti sociali. Andrea Genovese, classe 1973, é un anticonformista su due ruote, che ha iniziato tempo addietro la sua piccola rivoluzione in sella a una Sab alluminio da corsa, guadagnandosi un posto di tutto rispetto tra quegli opinion maker attivisti che fronteggiano quotidianamente la resistenza al cambiamento del catanese urbanizzato.
Ma la storia “green” di questo ragazzo ormai cresciuto, non racconta solo di divertenti raduni bike al chiar di luna o della tenacia di fare associazionismo pedalando tra le difficoltà di una giungla metropolitana, ma racchiude lo sforzo di un lavoratore alle prese con la crisi imperante. Un giovane precario che, partendo da una piccola idea, ha costruito il proprio futuro. Un diploma di perito agrario, un passato da aiuto bibliotecario e da magazziniere, poi il vuoto: “Ho sempre fatto lavori per sopravvivere – spiega – senza perdere quella curiosità innata che mi ha spinto a viaggiare per scoprire nuovi orizzonti. Proprio in uno di quei periodi neri legato a una situazione professionale a rischio, una vacanza in Polonia mi ha offerto uno spunto per reinventare la mia vita, per provare a mettere su un’attività tutta mia, sfruttando la mia passione di sempre: la bicicletta”.
Nasce così (quattro anni fa) la prima azienda di bike messenger della Sicilia Orientale, sulla scorta di un’esperienza imprenditoriale da importare che, in Europa, cominciava a farsi strada: “Quando sono rientrato a casa ho iniziato a fare ricerche, raccogliere dati, indagini di mercato: avviare una Start up non è cosa semplice, soprattutto al Sud”. La formula è quella del corriere veloce, economico, efficiente e – cosa da non sottovalutare in una società alla ricerca di un primitivo benessere – rispettoso dell’ambiente. “Noi riconosciamo l’importanza di ridurre le emissioni di carbonio e la congestione della nostra città – racconta Genovese – il nostro lavoro non è solo mero business ma racchiude una vera e propria filosofia di vita da seguire, incentivare, promuovere. Basti pensare che tutti i corrieri indipendenti di Bici Express (attualmente sono tre, ndr) hanno una passione per il ciclismo e amano Catania e che, anche i clienti condividono i nostri valori e credono che questa soluzione di trasporto possa giovare alla nostra città: questa è l’etica che sta dietro il nostro successo, anche se ancora ci sono tantissime barriere da abbattere per invertire la rotta della modernità”. Una sfida nata come un gioco – senza pubblicità, solo col passaparola – che oggi fa transitare da questa piccola impresa nata sotto il Vulcano, una media di 40 consegne ecologiche al giorno. “Ci muoviamo facilmente nel traffico, anche in centro e nelle ore di punta, le aree pedonali e le zone a traffico limitato per noi sono una corsia preferenziale – continua Genovese – inoltre, siamo svincolati dal costante aumento del costo dei carburanti: un valore aggiunto non da poco”. Non solo pacchi per aziende e privati e perfino la spesa per le persone anziane, farmaci e lettere, ma anche un nuovo servizio che viaggia col marchio “Vapotta” per il recapito mattutino dei giornali, dalle edicole direttamente a casa del lettore.
ImmagineAndrea lo puoi scorgere al semaforo del centro mentre si disseta o nelle più periferiche borgate della nostra città; sotto il sole col suo immancabile cappellino e i ciclisti colorati o sotto la pioggia, impermeabilizzato dalle intemperie: lui in quel momento sta lavorando, mentre noi – tra gli ingorghi del traffico e il rombo dei motori – siamo in fila per percorrere quel solito tratto di strada che ci separa da una scrivania.
Ma gli obiettivi sono ancora più ambiziosi: “La prima e più importante azienda di bike messenger in Italia è la Ubm di Milano, ma ormai ci sono realtà della stessa tipologia sparse in tutto il territorio italiano- conclude Andrea – stiamo sviluppando un progetto che ci consenta di consorziarci per creare una rete di lavoro con scambi quotidiani, creando un gruppo unico riconosciuto a livello nazionale”. Perché Andrea la bicicletta l’ha voluta, sì. E adesso – per continuare a lavorare – non gli resta che pedalare.
Assia La Rosa

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