Da Catania a Strasburgo: political advisor al Consiglio d’Europa

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Dario D’Urso, political advisor a Strasburgo

Il suo principale sponsor è papà Augusto, orgoglioso e ringalluzzito quando parla di Dario, che sì, ormai vive fuori casa da 13 anni, ma di soddisfazioni ne sforna una ogni giorno. Non solo da dieci mesi lo ha investito del ruolo di nonno, ma dalla lontana Francia lo aggiorna continuamente sugli sviluppi “politici” che ruotano intorno al mondo.
Perché questo giovane catanese di 30 anni è davvero un cervello da esportazione, lo si può scorgere dal suo curriculum – che papà conserva gelosamente nel cassetto digitale – e ancor meglio dalla sua viva voce quando lo raggiungiamo telefonicamente a Strasburgo, la sua “casa” da ottobre dell’anno scorso. Tecnicamente il suo ruolo é quello di “Political advisor” presso l’Organizzazione internazionale “Consiglio d’Europa“: nata nel 49 col Trattato di Londra, quest’ultima conta 47 stati membri e il suo scopo é quello di promuovere la democrazia, i diritti dell’uomo, l’identità culturale europea e la ricerca di soluzioni ai conflitti sociali in Europa. Seguendo un percorso meritocratico fatto di test e colloqui, Dario D’Urso ha scovato il concorso su internet e lo ha superato – c’era un solo posto disponibile – scalando una graduatoria di oltre 570 partecipanti provenienti da ogni punto della cartina geografica. “La mia principale attività è la ricerca e l’analisi politica – spiega Dario – finalizzata alla stesura di documenti di supporto alle leadership dell’Organizzazione. Un lavoro che prevede una fase di raccolta ed elaborazione di informazioni, attraverso ricerca desk e sul campo,  per l’elaborazione di scenari con un particolare focus sui Balcani e l’America Latina”.
Una laurea in Scienze Politiche alla Luiss, un corso per le funzioni internazionali a Roma, un Master in Arts in Human Rights and Conflict Management alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e via con la carriera, percorrendo i corridoi della cooperazione e dei partenariati territoriali. Questo giovane pensa in inglese, scrive in francese e sbriga le faccende di casa in portoghese con la moglie Ana, traduce simultaneamente lo spagnolo e mastica persino il serbo-croato, visto che è stato anche in missione per monitorare le documentazioni delle autorità bosniache e incontrare i policy-makers locali e internazionali operanti sui processi di state-building in Bosnia-Erzegovina. Insomma, un talento di casa nostra che sogna un giorno “di diventare consulente, magari in Italia” spiega Dario, che per ora ha in tasca un contratto di cinque anni, ma non è per nulla preoccupato del futuro, considerata la nicchia di mercato che si è ricavato con lo studio.
E visto che dal centro dell’Europa si occupa di politica estera, al nostro doctor non potevamo non chiedere una battuta sulla condizione alquanto anomala che vive questa Italia dalle larghe intese: “Non avrei mai potuto immaginare – sottolinea il giovane – un risultato così incerto e frammentato, anche se guardo con una certa fiducia al nuovo governo che, forse, potrà col tempo riposizionare l’immagine e la reputazione del nostro Paese, ormai stereotipata da titoli sensazionalistici e dal clamore delle news che fanno il giro del mondo”. E se lo dice un giovane consigliere politico, che studia processi di democratizzazione e mediazione di conflitti, le parole di speranza hanno un loro perché. Nell’auspicio che questi cervelli, anziché emigrare, possano un giorno essere reclutati. Questo sì che sarebbe politicamente corretto.
Assia La Rosa

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