Transessualità e cambiamento, l’emozione di sentirsi autentici

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Laura Bongiorno, psicologa, counsellor, psicoterapeuta

Identità di genere, transessualità ed equilibrio psicofisico. L’emozione di sentirsi autentici, di manifestare se stessi, spesso si trascina dietro un travaglio intimo, un disagio legato al disorientamento e al cambiamento. Sono temi che conosce nel profondo Laura Bongiorno, psicologa, counsellor, psicoterapeuta che – dopo anni di studi e ricerca che l’hanno vista spostarsi dal capoluogo etneo a Roma – ha legato la sua specialità al Dig (disturbo dell’identità di genere).
In un micromondo dove l’uomo o la donna si sentono prigionieri del proprio corpo, fino alla scelta di intervenire con il bisturi per rinascere e liberarsi dalle etichette, “il percorso è molto complesso – sottolinea Laura – e richiede un supporto continuo e multidisciplinare. Anche se a primo acchito si potrebbe pensare che l’attrazione erotica dei transessuali sia di natura omosessuale, in quanto il rapporto viene messo in atto da due persone biologicamente uguali, la preferenza al contrario è di tipo eterosessuale perché il soggetto si percepisce come appartenente al sesso opposto rispetto al proprio. In questo caso non si può certo ragionare in termini dicotomici salute-malattia psichica, risulterebbe molto riduttivo, la valutazione infatti deve muoversi tenendo conto delle interazioni sociali, psicocorporee e biologiche”. Lo ha ben sperimentato al San Camillo di Roma, dove per anni ha operato presso il Saifip (Servizio di adeguamento dell’identità fisica all’identità psichica), uno dei pochi centri ospedalieri in Italia dove l’utente viene assistito da un’equipe di medici (psichiatra, psicoterapeuta, endocrinologo, chirurgo) che lo accompagnano durante tutto il percorso di trasformazione “da baco a farfalla”.
Qui ha conosciuto una gamma di persone e personaggi che durante la loro vita si son trovati davanti alla drammatica coscienza della differenza tra la natura somatica e quella desiderata.
“Il bisogno di queste persone ad avere usi e costumi e svolgere attività consone all’identità psichica viene il più delle volte ostacolata dal contesto sociale e familiare – spiega la dottoressa Bongiorno – generando il più delle volte vissuti di autosvalutazione. La strada da seguire è lunga e non priva di ostacoli: il percorso psicologico è fondamentale, dalla fase diagnostica a quella legale e chirurgica, passando per la terapia ormonale, che ha lo scopo di modificare alcuni caratteri sessuali secondari: per esempio, nel caso di una donna che aspira a diventare uomo, l’abbassamento della voce, la crescita della barba, l’aumento della peluria e della massa muscolare, la redistribuzione del grasso corporeo soprattutto nell’addome. La persona che decide di avanzare nel percorso e seguire la propria scelta, inizia a rimodulare la quotidianità, adottando il ruolo di genere consono in termini di abbigliamento, comportamento, espressione del sesso opposto. Questo periodo viene indicato come ‘test di vita reale’ ed è molto delicato”.
Al di là di ogni classificazione il Dig comunque non si presenta in modo unitario, ma riguarda persone ognuna con la propria storia di vita, un proprio specifico profilo. Storie di sofferenza, di emarginazione, di disperazione e di estenuanti attese, che spesso s’intrecciano con il suicidio, con l’ansia, con la patologia, “ho conosciuto professionisti accreditati – continua Laura Bongiorno – che hanno perso famiglia, figli, lavoro e posizione sociale. Costretti a stravolgere la propria vita, a prostituirsi per strada, a ricominciare da zero. Per questo il transessualismo è spesso legato al vagabondare: molti cambiano città, scappano dalla propria realtà per costruire una nuova identità”. Ecco perché il sito di Laura si chiama “siamo fenici”, ecco perché dopo un turbolento periodo di transizione, dalle ceneri possono e devono rinascere soggetti consapevoli, felici, forti. “La condizione transessuale è abbastanza rara: riguarda meno dello 0,005% della popolazione mondiale. Questo vuol dire che in Italia vivono alcune migliaia di transessuali – continua la psicologa – ma ciò non esclude la rilevanza del problema”, spesso trattato dai più sottovalutando il substrato di sofferenza che si deposita nelle vite dei transessuali. Oggi Laura è diventata mamma e momentaneamente è tornata a Catania, “qui con l’associazione Centro Koros,  presieduta da Francesca Andreozzi – conclude – sto seguendo alcuni casi di pazienti che hanno deciso di modificare i dati personali anagrafici (nome e sesso) nei documenti e nei certificati. Si tratta di pochi soggetti, ma che richiedono sostegno anche per i familiari, spinti questi ultimi a una condizione di accettazione, per superare il rifiuto, la negazione, la vergogna, la rabbia”.  L’emozione di sentirsi autentici, di manifestare se stessi, si trascina dietro emarginazione, discriminazioni. Oltre alle notizie scandalistiche, oltre ai pregiudizi, c’è molto, molto altro.
Assia La Rosa

http://www.siamofenici.com/

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