Lavoro, la crisi restituisce braccia all’agricoltura

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Francesco Bellia nella sua campagna di Paternò

Giovani agricoltori crescono. E maturano. Perché nell’era dei nativi digitali e del lavoro 2.0 – accentrato sempre più nelle mani di poche multinazionali elette – il ritorno ai campi, per molti, rappresenta la ricetta “green” anticrisi. Da una recente analisi firmata Coldiretti quasi 1 milione di italiani con altre occupazioni si classificano come “hobby farmer” mettendosi al lavoro su appezzamenti di terreni, spesso ereditati, per coltivare ortaggi, frutta, vino, olio. Un ritorno al passato che è sinonimo di tradizione, natura, manualità, aria pulita, innalzamento della qualità della vita, genuinità e tutta quella sfilza di valori che dalla terra e con la terra crescono e vengono coltivati. A raccontarci quest’inversione di rotta, in controtendenza rispetto al business metropolitano, é Francesco Bellia, catanese di 34 anni, dipendente di un call center da diversi anni in qualità di supervisor e coordinatore delle risorse umane. Un ruolo di responsabilità, sì, che però oggi gli sta stretto, tanto quanto la “divisa” da impiegato che ogni giorno deve indossare prima di sedersi davanti al suo pc. Lui che non ha facebook e non accende il computer nelle ore extra lavorative, sin da quand’era piccolo coltivava una sogno: sporcarsi le mani tra gli ulivi della sua campagna per farla rifiorire e renderla finalmente produttiva. “Dopo il liceo mi ero iscritto alla facoltà di Agraria col pallino di rimettere in vita un fondo di 5 ettari in provincia di Paternò ereditato dalla mia famiglia – racconta Francesco – ho sempre coltivato la passione per la terra, anche se a casa mia nessuno ha mai avuto a che fare col mondo agricolo: mio padre è un informatore scientifico in pensione, mia madre lavorava in banca. Poi la vita mi ha messo davanti altre strade, prima il militare e poi l’occasione di un contratto, che oggi non è cosa da poco. Il mio sogno è rimasto a lungo dentro il cassetto, nonostante continuassi a frequentare il mio oliveto nei fine settimana, decidendo persino di ristrutturare la casa in campagna e trasferirmi lì”.

ImmaginePoi a ottobre dell’anno scorso, l’opportunità di partecipare al corso gratuito “Come fare impresa in agricoltura”, organizzato dalla Fidapa – grazie all’iniziativa della professoressa Rosa Lo Re Munzone – e di acquisire gli strumenti relativi al sistema produttivo e alla creazione di una start up per giovani col pollice verde. “Grazie alle lezioni con esperti del settore e grazie soprattutto alla spinta di Franz Cannizzo, responsabile di Nuova Impresa – continua Bellia – ho capito che era giunta l’ora di organizzare e razionalizzare gli spazi, di introdurre nuove colture, di pensare all’olivicoltura come ad una vera e propria professione, di intensificare quella produzione che fino a oggi era rappresentata solo dai prodotti regalati ad amici e parenti per il solo piacere di far provare loro l’olio di campagna, quello davvero genuino”.
Così – anche se non ha lasciato il posto fisso nell’attesa di produrre reddito – ha iniziato a imbracciare cesoia e seghetto per modellare le sue piante e sfrondare ogni dubbio, trascinando dentro questo vortice di ambizioni anche i suoi familiari. “Fino ad oggi ho soltanto coltivato la nocellara dell”Etna – sottolinea Francesco – ma con una resa molto bassa in considerazione del fatto che si tratta di olivo che contiene molta acqua. Così ho deciso di seminare nuove varietà tra i filari, ma non piantine qualsiasi, bensì olivi brevettati ritirati direttamente dalla Toscana per un nuovo innesto – il primo di questo tipo in Sicilia – volto a ottimizzare la resa”. Una coltura sperimentale, così come è sperimentale la scelta, per molti ragazzi, di reinventarsi quali contadini del nuovo millennio.  Jeans, scarponi e camicia, sacrificando il proprio tempo libero e seguendo i cicli della natura. L’obiettivo da raggiungere? “Visto che oggi le spese sono più delle entrare – conclude Francesco – prima di tutto quello di raddoppiare l’attuale produzione (4mila chili di olio e 25mila chili di olive) e chissà, magari creare un giorno un’etichetta tutta mia e un prodotto da internazionalizzare”. La crisi restituisce le braccia all’agricoltura. Zappare per credere.
assia La Rosa

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