Il pioniere dei derivati agrumari: «I miei 100 anni di lavoro»

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Angelo Caminiti, classe 1912, un secolo di economia siciliana

È come sfogliare un libro di storia economica: parlare con Angelo Caminiti è come intraprendere un viaggio lungo un secolo, pieno di aneddoti, strategie di marketing e processi aziendali, che consentono di tracciare micro e macro scenari che hanno segnato l’evoluzione dei mercati, locali e globali. Classe 1912, ciò che stupisce di più è la lucida memoria di un uomo che, nel suo lungo percorso professionale, ha superato la grande depressione del 29, la guerra d’Africa degli anni Trenta e la crisi petrolifera degli anni 70; ha vissuto sulla propria pelle i risvolti dettati dai processi di industrializzazione, l’ascesa e poi il deficit commerciale. Il contesto è quello siciliano, della provincia catanese in particolare: «Entrai nella fabbrica di mio padre, a Fiumefreddo, a soli 11 anni: ho sempre avuto il lavoro nel Dna – racconta Caminiti –  allora producevamo derivati di agrumi: olio essenziale e succo per la creazione di citrato di calcio». Il processo di distillazione a partire delle scorze sminuzzate dei frutti – risalente già al 1700 – veniva effettuato manualmente: «Si trattava di un’essenza finissima, ricavata con modesti costi d’impianto e di manovalanza – continua – negli anni precedenti la Prima guerra mondiale il nostro Paese era in grado di rifornire il 90% del fabbisogno mondiale di citrato di calcio (base per la produzione dell’acido citrico), basti pensare che la produzione in Sicilia passò da 6mila tonnellate nel 1913 a quasi 10mila nel 1918. Allora il prezzo dei limoni era di 50 lire al quintale (con cui venivano prodotti 4 chili di prodotto) e la paga di 7 lire al giorno per 10 ore: ricordo gli operai che arrivavano da Randazzo, in cammino per giorni interi, che alloggiavano nei depositi per quattro/cinque mesi e che affrontavano anche i turni notturni per rispondere alla grande richiesta che proveniva dai mercati esteri, su richiesta dell’industria farmaceutica». Sono i primi passi di quel processo, oggi chiamato internazionalizzazione, che vedeva le aziende al centro del Mediterraneo muovere i primi passi dell’export industriale. Era l’epoca dei limoni, quell’“oro giallo” di cui oggi rimangono i ricordi di un centenario doc e scodelle e rasteddi che rappresentavano il simbolo dell’eccellenza siciliana. Il pioniere dei derivati agrumari, Angelo Caminiti, pur essendo “u figghiu du principali”, con fatica e sacrifici ha costruito proprio da quell’esperienza la sua fortuna professionale, durata fino a oggi. Giorni, mesi, anni che lo hanno visto sbracciato e sudato, «perché, ricorda, i lavoratori son tutti uguali e senza fatica non si arriva da nessuna parte». Scampato alla recessione, al collasso legato al fascismo, ha poi percorso tutti i gradini del lavoro legato ai derivati agrumari, producendo scorza essiccata al sole, citrato di calcio ottenuto da succo di limone, pastorizzazione e concentrazione dei succhi di limone ed arancia; e attraversando tutti i processi dettati dalla meccanizzazione, dall’evoluzione tecnologica e dal conseguente cambiamento degli scenari industriali. Il tutto, finché un bel giorno il “mal secco” cominciò a propagarsi, colpendo le piante alla radice e infettando gli agrumeti della nostra Isola. «Nel 1939 mi iscrissi all’albo degli esportatori e importatori di Siracusa perché compresi che dovevo cambiare mercato per sopravvivere alla depressione economica che aveva colpito tutte le fabbriche siciliane – continua Caminiti – così, cominciai a importare i semi delle patate dalla Germania, per implementare la coltivazione nelle nostre terre». In pochissimo tempo Angelo diventò il “numero uno” per la commercializzazione di agrumi, patate da semina, concimi chimici, antiparassitari e prodotti per l’agricoltura. «Negli anni 50 – continua l’imprenditore – il volume d’affari della mia azienda era pari a 4 miliardi di lire»: una carriera che lo ha visto più volte al centro di premi e riconoscimenti da parte della Camera di Commercio di Siracusa, per la sua perseveranza, per l’attaccamento al lavoro, per quei modi affabili e nobili che gli hanno fatto conquistare, anno dopo anno, i mercati globali. Il suo marketing non era certo quello dei libri che si sfogliano oggi: l’analisi dei costi-benefici, il posizionamento del prodotto, lo studio del break even point erano sostituiti dal fiuto, dalla perspicacia, dall’impegno, dalla responsabilità, dal coraggio e dalla voglia di mettersi in gioco. Un consiglio ai giovani? «In tutte le cose dove si percepisce perseveranza, volontà e risolutezza si vince». Leggiamo e impariamo da chi, nella vita, ha studiato sui libri dell’esperienza.
Assia La Rosa

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Un commento Aggiungi il tuo

  1. maria concetta calabrese ha detto:

    Anche i miei bisnonni avevano una “fabbrica” di lavorazione degli agrumi a Giardini Naxos nei primi decenni del Novecento

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