Quei manager senza cravatta che «coltivano» passioni

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Il manager Flavio Sarcià

Allontanarsi dal trambusto cittadino e ritrovare il contatto con Madre Natura, quello che ti solletica i polpastrelli e ti risveglia i cinque sensi. Mettere di canto – anche se per una breve parentesi – la frenesia settimanale per ritrovare la serenità della vita contadina, dove al posto del cemento e dell’asfalto c’è la terra brulla, dove invece dei cellulari e del computer c’è la musica che solo le foglie accarezzate dalla brezza mattutina sanno regalare.
«Zappa che ti passa»  è un po’ la filosofia della cosiddetta «Horticultural Therapy», che già molti comuni italiani stanno attuando, regalando agli anziani piccoli appezzamenti di terreno urbano. Lo sanno bene gli ospiti che frequentano Villa Cusa, a Cibali, impegnati da diversi anni – insieme ai volontari – in attività di giardinaggio che vede un florido orto biologico annesso alla struttura, dove si perpetuano le tradizioni e si trasferiscono alle nuove generazioni. Il termine inglese sopraccitato designa quello stato di benessere prodotto dalla coltivazione di fiori, patate, zucchine e arance e molto altro ancora: occuparsi di piante, infatti, migliorerebbe l’umore e regolarizzerebbe il respiro. Lo hanno ben compreso anche manager, liberi professionisti e lavoratori, trascinati da un trantran che non lascia tregua: bastano infatti stivaloni e vanga, annaffiatoi e cestini in vimini per rifuggire dallo stress. Un vero trucco di sopravvivenza per disintossicarsi dallo smog e dal culto dell’iperefficienza, ma anche una nuova sensibilità verso i valori della qualità, della tradizione nel mangiare e nel vivere, e del ritorno alla natura, come vero e proprio amore viscerale per le origini.
E’ così, per esempio, per Flavio Sarcià, classe 1970, manager di un primario istituto italiano, sempre in viaggio, un telefono a destra e uno a sinistra, pranzo veloce e riunioni fiume, che però nel suo giardino si è ricavato un vero e proprio angolo extraurbano di pace: «Senza questo intermezzo di natura – spiega – mi sembrerebbe di vivere in un mondo di plastica». Per riacquistare equilibrio e relax, infatti, c’è chi ama fare la settimana enigmistica sotto l’ombrellone o dipingere la cancellata della propria casa in campagna; e c’è chi, invece, preferisce piantare con le proprie mani uva, lodi, nespole, cipolle, ravanelli, melanzane, pomodori e chi più ne ha più ne metta nel paniere della genuinità. Un modo per calpestare l’erba invece dell’asfalto, ma anche per “allargare” lo spirito e riavvicinarsi a chi, tutto questo, l’ha creato dai tempi che furono. Sarcià ogni mattina sente il richiamo della natura, attraverso gli odori e i sapori che rimangono ben impressi nella mente. Nei fine settimana (invece di andare al supermercato) e in quella parentesi del mattino che va dall’alba all’ora della colazione, il suo pezzo di campagna gli regala grandi soddisfazioni: «Qui facciamo il nostro olio, raccogliamo le nostre clementine e spalmiamo sul pane la marmellata prodotta con la nostra frutta. Una vita che definirei “bio”, soltanto ed esclusivamente a uso e consumo della famiglia (moglie e una splendida bimba)». E’ qui che entra in gioco lo spirito manageriale che lo ha accompagnato durante la scelta della carriera: «Come ho imparato? Attraverso un mix che mi ha visto un po’ autodidatta, un po’ “rubare” modi e tempi ai giardinieri: un know how che ha alimentato nel tempo la mia passione. Quando vedi per la prima volta nascere una tua “creatura” dalla terra o da un albero, che hai tirato su con sudore e fatica, poi non puoi più fare a meno di continuare a coltivare e arricchire il tuo orto. Il tutto, senza concimi, garantisce a mia figlia prodotti sempre freschi e nutrienti; a me, una sensazione che definirei di completezza».
Una pratica che seguono in molti e che vede anche a Catania tantissimi “massari” che dopo una doccia veloce, si rivestono con la giacca e la cravatta per immergersi un’altra volta nella città di sempre: «Alcuni al Nord la chiamano ortomania, altri, vita ecologica – conclude il manager Flavio Sarcià – poco importa, è semplicemente un modo per ritrovare il contatto con Madre Natura», in un periodo  in cui, invece di coltivare buoni propositi, siamo solo in grado sradicarli dalla nostra Terra.

Assia La Rosa

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