L’Arte di reiventarsi dipingendo il futuro

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Dalle pasticcerie della California ai quartier generali delle aziende hi tech a imprenditrice di se stessa

Questo quadro piano di sfumature potrebbe intitolarsi “l’arte di reinventarsi”. È la grande tela che raffigura la vita di Fabiola Addamo, catanese sì ma cittadina di un mondo colorato, dove ogni pennellata diventa un’opportunità da cogliere, una storia da raccontare. E la mettiamo nero su bianco con l’intento di lanciare l’ennesimo messaggio positivo ai giovani: “se vuoi, puoi”. Lei oggi ha 36 anni ma la sua valigia è pesante, piena zeppa di sogni già realizzati e di altri ancora da conquistare.
Dalle pasticcerie della California ai quartieri generali delle aziende più potenti del pianeta a imprenditrice di se stessa, il salto non è stato semplice, ma con la voglia di fare e di sfondare le porte chiuse della disoccupazione ha imparato “a non avere limiti, a sapersi confrontare con i fallimenti” per poi ricominciare daccapo.  Nell’ultimo anno ha girato in lungo e in largo per ben 5 continenti, ma la sua storia parte da lontano – ben più di dieci anni fa – da quando ha deciso che il posto fisso non faceva per lei: «Qui a Catania ero una studentessa piena di sogni – racconta Fabiola – nel 1996 avevo in tasca il diploma di pianoforte al Liceo Musicale Bellini, ma nonostante la bravura non c’erano sbocchi professionali all’orizzonte. Dopo 11 esami presso la facoltà di Giurisprudenza decisi così di partire. Destinazione Stati Uniti», un viaggio con un biglietto di sola andata dove ad attenderla c’era l’incertezza di una vita migliore. «Nessuno in casa ha mai frequentato l’università – continua la giovane – non ho avuto molti modelli professionali: mio padre lavorava in banca e mia madre faceva la casalinga. Una famiglia media come tante altre. Seguendo quella strada cosa sarei diventata? Forse una praticante sottopagata alla conquista di un mutuo da pagare o una moglie mantenuta?».
No, quel destino non faceva per lei. Così ha iniziato a masticare inglese fino a superare l’esame First, convinta che dietro l’angolo si sarebbe un giorno presentata l’occasione della vita. Atterrata a San Francisco nel 2001, ha iniziato a rimboccarsi le maniche lavorando in un negozio di dolciumi a North Beach, per mantenere gli studi costosissimi alla San Francisco State University. «Mi sono laureata nel 2005 in Letteratura Italiana – continua Fabiola – nel 2003 ho ricevuto la telefonata della morte di papà e quell’esperienza mi ha molto segnata, facendomi diventare ancora più determinata. Il mio progetto era quello di prendere una laurea veloce e poi fare il Law School: però il piano è cambiato in corso d’opera. Dopo aver inviato un curriculum mi hanno chiamata come traduttrice e poi come marketing affiliate in un’azienda della Silicon Valley. Nel frattempo lavoravo nei week-end come telecommuter per Google, dove un giorno mi hanno chiesto di trasferirmi nella sede di Mountain View. Lì ho realizzato la mia prima vera ed entusiasmante esperienza: ho lavorato notte e giorno per due anni, senza mai fermarmi». Da un gigante del web all’altro, attraverso il sistema della meritocrazia: «Nel 2007 ho lasciato Google dopo aver imparato abbastanza sulla tecnologia search e sono approdata a Yahoo! Sunnyvale. Sono stata lì per 5 anni, fino allo scorso Aprile: Yahoo ha rappresentato la mia fortuna professionale, ho imparato tutto ciò che si apprende facendo l’MBA, diventando un’esperta dell’ambiente corporate tech, ho fatto amicizia con persone che considero veri e propri geni, ho scoperto quel mondo di opportunità che non riuscivo a trovare a Catania. Nel 2010, parallelamente, ho fatto la domanda per diventare mentore per lo State Department: iniziativa che si chiama Techwomen, un programma dove le donne medio orientali che lavorano in tecnologia vengono abbinate (dopo una lunga selezione) alle aziende della Silicon Valley per diventare leader nei loro Paesi e farsi promotrici di azioni diplomatiche». Ma la vita è un grande slalom e non finisce mai di offrirti nuove direzioni: «Nello stesso anno, in Agosto, è successa una cosa inaspettata: ho fatto un sogno dove mio padre mi chiedeva di pitturare. Al risveglio ho preso il mio diario e per la prima volta ho disegnato ciò che mi era apparso in sogno. Da quel giorno non ho mai smesso. Ho trovato una professoressa di New York in una galleria sotto casa, a San Francisco, e per mesi ho trascorso i fine settimana facendo lezione di pittura ad olio». Ma gli ostacoli non finiscono mai e anche lei è stata risucchiata nel vortice della crisi: «Quest’anno – continua Fabiola – ho perso il lavoro a Yahoo, costretta a licenziare 3000 lavoratori, ma non mi sono arresa e ho deciso di cambiare ancora una volta rotta. Ho fatto vedere i miei quadri a una galleria californiana e la giuria degli artisti mi ha accolta: le mie opere sono esposte lì da maggio. A giugno ho sentito il bisogno di far parte come volontaria della United Nations Associations, e questa realtà – fedele ai valori dell’Onu – mi ha dato l’opportunità di andare a Washington, dove ho dialogato con i rappresentanti di molti senatori americani con l’obiettivo di creare soluzioni professionali per le giovani donne. Un’associata dopo avermi ascoltata mi ha parlato di un programma alla Santa Clara University per donne leader nel mondo  – di nuovo un’opzione professionale impensabile a Catania – ho fatto domanda e sono stata accetta quest’estate. Ho finito il corso e creato una vision della vita che oggi rappresenta la mia fortuna. Ho continuato a pitturare e una volta rientrata a San Francisco mi hanno offerto di fare la mia prima esibizione d’arte. Proprio in quel periodo un vecchio amico italiano mi ha telefonata per propormi di creare gratis il sito che racchiudeva la mia arte: l’8 settembre la mia prima mostra è coincisa con il lancio della pagina web». Poi un altro viaggio a Washington, a ottobre, come parte del programma di Techwomen: «Lì una donna mentore mi ha proposto una nuova opportunità in medio oriente: geeksonaplane, un programma per imprenditori che lavorano in tecnologia con il fine di sviluppare contatti con le migliori aziende in medio oriente. Ho fatto la domanda e sono stata accettata.  Lì a Washington ho anche avuto l’opportunità di diventare mentore per la Cherie Blair Foundation: adesso sono tutor di una donna in Kenya. A metà ottobre un’altra esibizione per i San Francisco open studios, finché un professionista inglese della Parallax Af mi ha scovata online (come nei film) e mi ha fatto esporre i quadri a New York e Miami. Da Tel Aviv la proposta di un contratto di 6 mesi per una galleria dell’Arizona con un agente esclusivo, un progetto siciliano per il made in Italy e adesso una collaborazione con l’officina delle idee “QualityItaly” per un’esibizione in Egitto (estate 2013)». Una storia che ha dell’incredibile. Una donna che ha creato il suo brand, ha fatto marketing di se stessa ed è riuscita a posizionarsi su uno e più mercati. “L’arte di arrangiarsi”: è questo il titolo del quadro che ogni giovane siciliano dovrebbe iniziare a dipingere.
Assia La Rosa

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