Io, prof. col biglietto di sola andata

Professoressa catanese trapiantata a Bergamo

Da Catania a Bergamo solo andata, in volo verso un futuro diverso con tutta la famiglia al seguito. La storia di Tiziana Cutuli, catanese di 34 anni, va raccontata perché rappresenta il tour-school che molti professori nostrani devono fare per trovare il posto fisso nel grande regno dell’istruzione. Lasciare un angolo di terra esposta al sole per approdare tra i banchi di nebbia non fa piacere a nessuno, ma quando in cambio si riesce a ottenere un piazzamento importante nella graduatoria infinita della scuola, allora sì che conviene puntare tutto sull’ambizione di una vita intera: trovarsi finalmente a occupare una cattedra. Un’emigrazione intellettuale, quella che si trascina dietro i figli dei figli della nostra terra, che accomuna migliaia di persone, non solo in cerca di occupazione ma di gratificazione. E così Tiziana ci descrive il cambiamento, ci esprime il coraggio di una scelta, ci manifesta la gioia che si confonde con l’amarezza, a volte con la tristezza racchiusa tutta in quella foto dell’Etna che con orgoglio sfoggia nella bacheca di facebook. «Per oltre 6 anni ho lavorato nella nostra provincia come precaria – sottolinea la prof. – senza nuovi orizzonti davanti a me, senza speranze, guardando ogni anno quelle graduatorie immobili, cercando di arrampicarmi nella scalata dell’insegnamento attraverso corsi, master e tutto ciò che riesce a farti guadagnare punteggio. Poi all’improvviso, dopo tanto vagare da una scuola all’altra come supplente, sono rimasta senza cattedra annuale e così, vista anche la possibilità offerta dalla riforma Gelmini, ho deciso di voltare pagina. Amareggiata, colta da quel senso di vuoto che ti lascia il precariato, ho guardato altrove».
Prima la domanda a Bergamo come insegnante di educazione fisica e di sostegno, poi la notizia arrivata come un fulmine a ciel sereno: ingresso di ruolo dallo scorrimento della graduatoria permanente. Felicità e paura. Delizia e croce. Era il 27 agosto del 2011 e la settimana successiva Tiziana doveva essere già presente nell’aula lombarda per rispondere all’appello: «Ho dovuto rivoluzionare totalmente la mia vita in un paio di giorni – racconta – trascinandomi dietro la mia bimba di 9 mesi, Letizia, e un figlio di 3 anni, Enzo. Tutto questo è stato possibile anche grazie all’amore dimostrato da mio marito, che ha deciso di seguirmi e di trapiantare la sua vita professionale distante da casa, insieme a me». Ed ora dovranno passare i fatidici cinque anni prima di poter cambiare nuovamente rotta; ed ora la vita comincia a prendere forma lì a oltre mille chilometri da casa: «La cosa più assurda – continua Cutuli – è che, portando con te due figli piccoli, devi obbligatoriamente mettere radici, senza permetterti il lusso di pensare: chissà, magari un giorno tornerò nella mia città! Loro qui hanno ormai la loro vita, il loro asilo, i loro parchi, la civiltà da annusare e metabolizzare: sarebbe crudele e ingiusto immaginare fra qualche anno di riportarli giù e rimetterli in un sistema così diverso da quello che stanno sperimentando qui al Nord”. Non sono solo scelte professionali, ma radicali cambi di rotta che influiscono sulle abitudini, sugli affetti, sul sistema che ognuno di noi prova a edificare giorno dopo giorno: ” Per me non è stata una decisione legata all’aspetto economico, ma alla voglia di emergere, di riuscire a raggiungere l’obiettivo dopo anni di vana attesa e di code interminabili”. E oggi che alla nostra insegnante scende una lacrima pensando a ciò che ha lasciato – una casa, i genitori, gli amici, il mare, quel caos e quell’atmosfera frizzante a cui tanto sono affezionati i siciliani – a noi, alla nostra terra, rimane i segno di una sconfitta: quella di chi non riesce a tenere a casa i propri diplomati e laureati. Perché l’equazione “formazione uguale sviluppo”, purtroppo, è solo teorica se non si mettono in campo adeguati interventi sul territorio in grado di impegnare le persone formate. Basta fare un giro tra i banchi di Milano o Padova – racconta Tiziana – per rendersi conto che tanti docenti che un tempo sceglievano le liste siciliane, ora fanno le valigie con l’obiettivo di acciuffare l’assunzione, riuscendoci pure.
Lei che adesso non si deve svegliare più alle 5 del mattino per raggiungere la sede di lavoro; lei che non deve più vivere aspettando l’appuntamento annuale con le graduatorie; lei che adesso è diventata persino responsabile del gruppo di sostegno della scuola media dove ha firmato il contratto a tempo indeterminato (Istituto Aldo Moro di Seriate); oggi però deve fare i conti con la nostalgia, lasciando sotto il vulcano un pezzettino della sua felicità (“anche se con la mia famiglia, che è la mia forza, potrei andare anche oltreoceano”). La storia di Tiziana Cutuli va raccontata perché è quella di tantissimi giovani che hanno sempre sognato di portare sotto braccio il registro. E per farlo hanno dovuto lasciare tutto. Con coraggio. E per questo a loro va il nostro rispetto.
Assia La Rosa

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