Hi tech, la mia casa è l’IBM

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L’ingegnere catanese nel gruppo di lavoro di “Watson”

Geni di casa nostra. Oltrepassano lo Stretto e iniziano a navigare in lungo e in largo per trovare un varco nel mondo della tecnologia. Scienziati di casa nostra. Cercano, scoprono, inventano, arrivano fin dove l’immaginazione neanche può. Perché se parliamo di intelligenza artificiale, analisi automatica del testo, sistemi semantici e linguistica computazionale, non occorre mica  un dizionario, basta semplicemente parlare con Alfio Massimiliano Gliozzo, classe 1977, catanese ormai adottato dagli States. La sua storia inizia a 19 anni, quando per la prima volta sale su un aereo per Bologna, inseguendo una laurea in Filosofia. Da quel giorno la sua vita inizia a fare zigzag incrociando la strada che conduce dritta verso uno dei colossi mondiali dell’Itc: l’IBM. Un dottorato di ricerca in Informatica e Telecomunicazioni presso l’Università di Trento, un posto al Cnr presso l’Istituto di Scienze e Tecnologie della cognizione di Roma, un’esperienza a Vancouver (Canada) dove ha progettato la realizzazione di sistemi semantici per la gestione della pubblicità on line, collaborazioni con enti e aziende private, consulenze sulla implementazione di software intelligenti per prodotti industriali, oltre 40 pubblicazioni internazionali e giù lungo un curriculum che si srotola pian piano, svelando anni e anni di progetti. “Poi sono approdato in America – racconta – in una delle aziende leader a livello mondiale nel settore informatico: l’International Business Machines Corporation – nota come IBM”. Ma lì Alfio non era solo uno dei 500mila dipendenti, né uno dei 5000 ricercatori impegnati nelle sedi research di tutto il mondo che può arrivare a guadagnare fino a 300mila dollari l’anno, ma uno dei 50 professionisti del gruppo di lavoro diretto da David Ferrucci che ha dato vita a “Watson” (in memoria del fondatore Ibm), un supercomputer in grado di processare il linguaggio umano e di interagire con la nostra specie, “divenuto famoso – continua Alfio – per aver partecipato al popolare quiz show della rete statunitense Abc, «Jeopardy!», battendo in prima serata gli storici campioni e lasciando tutti a bocca aperta”. Un progetto davvero innovativo perché il computer per rispondere alle domande non sfrutta solo database, ma riesce a processare anche dati non strutturati quali sono le informazioni contenute in un blog. Cosa fare di un sistema così intelligente? “Le applicazioni possono essere tantissime – continua il ricercatore – soprattutto nel campo medico e nelle aziende per interpretare grandi quantità di dati. La sfida è proprio quella di poter impiegare Watsan in ambito sanitario, con l’obiettivo di diventare una tecnologia di supporto alle decisioni dei medici che potranno interrogare le banche dati elencando i sintomi del paziente o inserendo le cartelle cliniche per ottenere una diagnosi corretta. E i primi passi sono stati già effettuati con lo sviluppo di alcune applicazioni per le branche oncologiche”. Così il nostro Alfio, impegnato a far comprendere a un pc i linguaggi naturali, per agevolare la comunicazione uomo-macchina, continua nella sua missione, tra una conferenza in Europa e una gita sull’Etna durante le sue vacanze alle falde del Vulcano (era sugli sci quando lo abbiamo raggiunto telefonicamente), “sperando in un futuro prossimo – sottolinea il cervello di casa nostra – di poter creare la macchina della verità, un sistema in grado di trovare informazioni e contenuti per esprimere giudizi”. Tra scienza e filosofia, tra algoritmi e meta-ragionamenti, lì nell’olimpo dell’hi tech il nostro giovane siciliano ha trovato un angolino dove posizionarsi. Qual è la visione che si ha da quella prospettiva? Quali sono i consigli da dispensare a chi, come lui, è proiettato al successo su scala mondiale? “Occorre cercare un mercato in espansione – conclude Gliozzo – che magari oggi sembra stregoneria, così com’era l’intelligenza artificiale 10 anni fa, e seguire quella direzione. Crederci, prima di tutto. Certo, da Catania non é così semplice, anche se viviamo l’era della globalizzazione, rimanere in ambito locale può penalizzarti: é più semplice fare una valigia e cercare fortuna altrove”. Geni di casa nostra che sfidano il linguaggio umano, ricco di ambiguità, riferimenti impliciti, collegamenti intuitivi. Che aiutano questo mondo a volare più in alto. Fin dove l’immaginazione neanche può.
Assia La Rosa

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